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Adrian Legg

Adrian Legg

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Dall’uscita della sua prima registrazione nel 1990 in U.S.A. Guitars and Other Cathedrals, Adrian Legg non è venuto meno alle aspettative mosse da una continua valanga di elogi della critica, dei fan, delle migliori riviste di chitarra e dei colleghi. Joe Satriani una volta ha detto, “È semplicemente il miglior chitarrista acustico che io abbia mai ascoltato... suona come se martellasse con le dita.” Il genio che il Boston Globe ha definito “brillantezza tecnica e un’abilità da trovatore raccontastorie”, lo portò dal 1993-96 ad essere votato come Miglior Chitarrista di Fingerstyle per 4 anni consecutivi dai lettori della rivista Guitar Player. Su Inheritance, la sua seconda uscita per Favored Nations Acoustic e la nona complessiva, Legg mescola il suo straordinario virtuosismo sull’acustica con una lussureggiante arena sonora che richiama la struttura musicale degli anni prima della scoperta della chitarra.

Un mix colorato di delicate ballate contemplative, improvvisazioni vivaci e con percussioni, elettricità rock e cenni di musica folk, giga irlandesi e influenze della musica tradizionale da chiesa, Inheritance segna un contrasto radicale con la produzione minimalista, pura e semplice del debutto Guitar Bones nel 2003 del chitarrista londinese.

Il blues crudo e paludoso di “Nefertiti - What A Sweetie!” contrasta magnificamente con la grazia nostalgica di “My Blackbird Sings All Night” e di “A Waltz For Leah.” La grande energia della moderna rock-fusion di “More Fun In The Swamp” (caratterizzata, come sottolinea John Diliberto, da “una legatura delirante e traballante di tratti che scivolano e scorrono come Jim Carrey in un maglione gallese”) si bilancia con l’antico inno inglese e con le allegre tradizioni irlandesi dell’ipnotico “Doublejigs”, della spiritualità lirica di “Psalm With No Words” e dell’annunciatore “Decree.” Legg racconta altre notevoli storie attraverso le suggestive atmosfere di “English Blue,” la coraggiosa determinazione di “The Good Soldier” (un’ode al nonno materno, che divenne cieco a Somme durante la Prima Guerra Mondiale) e l’ondeggiante “Emneth,” dedicata al bisnonno materno, che fu maestro del coro a St. Edmund ad Emneth, Norfolk. E quando Legg ha rivelato il suo lato irrefrenabilmente romantico, attraverso il lussureggiante e sognante “Nail Talk”, i tocchi di melanconia riescono a commuovere anche il più stoico ascoltatore.

Comunicando il suo background, Legg afferma che la musica di Inheritance è una cronaca del “posto da cui arrivo, di quello in cui sono adesso e quello in cui vado. Voglio guardare indietro, prima che la chitarra arrivasse nella mia vita così come voglio vedere quello che è successo da quel momento in poi.”

Per fare questo ha creato uno studio sul suono che rifletteva le sue esibizioni dal vivo. “Alcuni artisti hanno problemi nel riprodurre i suoni dal vivo, ma i miei problemi sono altri, attualmente registrare il suono dal vivo è come lavorare sul palco,” dice Legg, un’attrazione popolare per il tour internazionale che ha recentemente portato in Francia, oltre che nel Regno Unito e in Giappone, nell’annuale cartellone di 3-4 mesi negli Stati Uniti.

“Questa è la prima volta che il mio suono sul palco è registrato direttamente dal vivo,” aggiunge.

“‘Nail Talk,’ ‘The Good Soldier,’ ‘Decree,’ ‘Emneth’ e ‘Psalm Without Words’ furono fatti in questo modo con riprese singole, la chitarra e la sintesi (l’ultimo suono simultaneo e diretto dalla chitarra) buttati tutti giù in una volta sola esattamente come quando si è sul palco. “‘Decree’ ha tutto un altro palco. Usavo il live per eliminare il transitorio attacco della chitarra, così che è meno ovviamente che si tratta del suono di una chitarra. Osservando semplicemente lo strumento acustico mentre ha ancora una dolce e sottile voce, le opportunità meccaniche e tecniche offerte da questo mezzo in costante evoluzione piacciono ad ogni artista che vuole avere una tavolozza più grande.”

Due riviste del settore riassumono perfettamente il regno della musica penetrante di Adrian Legg.

“Come tutti gli originali genuini,” dice Todd Allison di www.acousticmusicresource.com, “Legg è difficile da categorizzare.” E nel 2000, l’anno dopo che il chitarrista realizzò il suo secondo disco con la Red House Records Fingers & Thumbs, il Philadelphia Enquirer si entusiasmò, “Ci sono chitarristi, ci sono maniaci delle esercitazioni e poi ci sono i maghi. Adrian Legg è uno dei maghi. Ha abbastanza tecnica per fare tutto ciò che vuole, ma anche la sensibilità di onorare i contorni di una melodia.”

Le onorificenze sono arrivate ininterrottamente con Guitars and Other Cathedrals, il primo di cinque uscite con la Relativity Records, pizzicava le orecchie dei fan della chitarra ovunque nel 1990. Wine, Women and Waltz del 1993 fu scelto nel 1994 dai lettori di Guitar Player come Miglior Album di Chitarra. Ottenne il premio per il Miglior Album Acustico nel 1992 e nel 1993, rispettivamente per Guitar For Mortals (1992) e per Mrs. Crowe’s Blue Waltz (1993). I lettori di England’s Guitarist votarono Legg come Chitarrista acustico del decennio nel sondaggio per i dieci anni della rivista. Negli anni, ha suonato al Montreux Jazz Festival e ha fatto tournée con Richard Thompson, David Lindley, Joe Satriani, Eric Johnson e ha fatto parte del G3 Tour con Satriani, Johnson e i Favored Nations Acoustic di Steve Vai.

Ha anche condiviso la ricchezza del suo talento e la sua esperienza con tre video-lezioni (Oltre la chitarra acustica, Raccolta di fingerstyle & accordi liberi, Come imbrogliare alla chitarra) e due libri — il testo tecnico Personalizza la tua chitarra elettrica (Music Sales Corporation) e il testo musicale “Pizzica e strizza gli occhi”(Cherry Lane Music), una collezione di composizioni per chitarra di Legg in tavole e note standard. Negli ultimi anni, è stato anche un radiocronista indipendente per National Public Radio’s All Things Considered, e ancora più di recente, ascoltatori abituali hanno sentito le sue versioni di chitarra del tema musicale dello spettacolo.

Nato nell’ospedale dell’esercito della salvezza di Hackney, Londra, Legg è un classico ibrido londinese, con il sangue misto di imprenditori ugonotti dell’Estremo Oriente e di profughi ebrei, ricoperti da una resistente linea di contadini anglo-orientali; un insieme geneticamente fertile mischiato anche con gallesi, indiani occidentali e filippini nei suoi nipoti.

Mentre studiava l’oboe sotto la pressione dei parenti (sono parole sue), iniziò ad affezionarsi alle chitarre, “o piuttosto agli strani strumenti a corde che almeno possono eseguire una vibrazione accettabile”. Mentre lavorava nell’aeroporto di Liverpool, incontrò un ragazzo che lo invitò ad unirsi ad una band e lo introdusse nella musica country.

Dopo due anni di lavoro a Liverpool in club sociali per lavoratori, fece l’autostop per Londra, dove suonò la chitarra elettrica nei club e si unì a band che a volte viaggiavano fuori dal Regno Unito. Una band leader gli chiese di suonare una chitarra acustica per produrre accordi forti contro un microfono per un brano.

Famoso quanto le sue registrazioni, la vera casa di Legg è il palcoscenico. “Tutto sta nel suonare dal vivo,” dice. “Ognuno fa un percorso, uno sforzo; veniamo qui tutti insieme – io, il pubblico, la gente che corre per la strada – per condividere questa interazione meravigliosa, universale, emotiva e umana. Questo è il posto in cui vive la musica.”

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